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Odi - Appendice - Il primo getto del Cinque maggio

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Odi - Appendice - Il primo getto del Cinque maggio
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APPENDICE


IL PRIMO GETTO DEL “CINQUE MAGGIO„


ODE.

18 luglio.


Ei fu: come al terribile
     Segnal della partita
     Tutta si scosse in fremito
     La salma inorridita,
     Come agghiacciata1 immobile
     Dopo il gran punto stà.
               —

Tale al profondo2 annunzio
    Stette repente il mondo,
    Che non sa quando, in secoli,
    L’uomo a costui secondo
    La sua contesa polvere
    A calpestar verrà.
             —
Muta pensando all’ultima
    Ora dell’uom fatale3;

Ei fu: siccome immobile,
     Dato il fatal4 sospiro
     Stette la salma5 immemore
     Orba di tanto spiro,
     Muta la terra stà6
     Tale al tonante annunzio
     Così percossa attonita
     La terra al nunzio stà

               —

Che innanzia lui già tacquesi,
    Che lo nomò fatale,
    Nè sa quando una simile7
    Orma di piè mortale
    La sua cruenta polvere
     A calpestar verrà.

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Lui folgorante in solio
     Vide il mio Genio, e tacque;
     Quando con vece assidua
     Cadde, risorse e giacque,
     Di mille voci al sonito
     Mista la sua non ha8.

                         —

Vergin d’amore e d’odio
     Pensoso ora s’arresta
     Dinnanzi a lui che palpito9
     Che speme più non desta,
     E scioglie all’urna un cantico
     Che forse non morrà.

                         —

Vergin di servo encomio
     E di codardo oltraggio
     Sorge commosso al subito
     Sparir di tanto raggio,
     E scioglie all’urna un cantico
     Che forse non morrà.

                         —

Dall’Alpe allo Piramidi,
     Dal Manzanarre al Reno
     Lo scoppio del suo fulmine
     Seguiva il suo baleno,
     Corse da Scilla al Tanai,
     Dall’uno all’altro mar.












     Attonito or s’arresta
     Dinnanzi a lui che immemore
     Speme e timor non desta
     E intuona




Vergin di biasmo ignobile
     Vergin di serva lode
     E di villano insulto10
     Vergin di servo encomio
     E di villano oltraggio11
     Ora si desta al subito12
     Sparir di tanto raggio

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Fu romor vano? o gloria?
     Dical l’età ventura13.
     Certo in lui piacque al massimo
     Fattor della natura
     Del creator suo spirito
     Più vasta orma stampar.




     Noi c’inchiniamo al Massimo
     Fattor della natura
     Che volle in lui di spirito
     Più vasta orma stampar


Fu vera gloria? ai posteri
     L’ardua sentenza; nui
     Chiniam la fronte al Massimo
     Fattor che volle in lui
     Del creator suo spirito
     Più vasta orma stampar.


La procellosa14 e trepida15
     Gioja d’un gran disegno;
     L’obbedienza tacita,
     D’un cor che pensa al regno,
     L’acquisto di tal premio
     Ch’era follia sperar,

          e pavida16 trepida
L’ansia17 d’un cor che tacito18
Serve pensando al regno
Mira al superbo segno
E il coglie, e tiene un19 proemio
In man sentesi il premio
Nell’alto segno cogliere
Ch’era follia mirar.

Il trionfar più splendido
     Dopo il maggior periglio
     La fuga e la vittoria
     La reggia e il tristo esiglio,
     Due volte nella polvere,
     Due volte in sull’altar.

Tutto ei provò: la gloria
     Maggior dopo il periglio

Tutto ei provò.
     Corser per esso i secoli
     Densati in una vita20
     Egli apparì.

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Tutto ei provò: due secoli
     L’un contro l’altro armato
     Sommessi21 a lui si volsero
     Come aspettando il fato:
     L’ire ei sospese22, e placido
     Si stette23 in mezzo a lor.






     Ei fe’ silenzio e placido24
     S’assise in mezzo a lor.
     Stette, e regnò.
     D’ambi si fe’ signor.

E sparve, e i dì nell’ozio
     Inerte in mezzo all’onda25,

E sparve e i dì nell’ozio
     Chiuse26
     E sparve e chiuse27 i dì nell’ozio
     Chiuse in sì stretta28 sponda

     Segno d’immensa invidia
     E di pietà profonda,
     D’inestinguibil odio,
     E d’indomato amor.

               Di non domabil odio
               E d’inestinto amor29.


Come sul capo al naufrago
     L’onda s’avvolve e pesa,
     L’onda su cui del misero
     Pur dianzi avida30 o tesa
     Scorrea la vista a scemerò
     Prode remote invan31

Tale addensato in cumulo
     Scese sul cor profondo
     Superbo incomportabile

Tal su quell’alma il cumulo
     Delle memorie scese.
     Oh quante volte ai posteri

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     Delle memorie il pondo

Oh quante volte.

     Narrar se stesso imprese,
     E sulle eterne pagine
     Cadde la stanca man.


Oh quante volte al tacito
     Cader d’un giorno inerte,
     Chinando i rai fulminei,
     Le braccia al sen conserte,
     Stette, e dei dì che furono
     L’assalse il sovvenir.

E ripensò le mobili
     Tende e gli aperti32 valli,
     E il folgorar dell’aquile
     E l’onda dei cavalli,
     E il concitato imperio
     E il rapido obbedir.



     E il lampo dei manipoli


Ah forse al lungo33 strazio
     Cadde lo spirto, anelo,
     E disperò; ma valida
     Scese34 una man dal cielo,
     E in respirabil35 aria36
     Pietosa il trasportò.


Mostrando a lui

A lui mostrando i fulgidi
     Fior della speme eterna

Mostrando a lui le fulgide
     Vie dell'eterna spene37

E l’avviò pei floridi38
     Sentier della speranza

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     Ai campi eterni.....
     All’ineffabil premio
     Che i desiderj avanza
     Ov’è silenzio e tenebra
     La gloria che passò.


     Col guardo volto al premio


Bella immortal, benefica
     Narra la tua vittoria39
     Fede ai trionfi avvezza
     Scrivi ancor questo; allegrati
     Che più superba altezza
     Al disonor del Golgota
     Giammai non si chinò.

Voi

Pace alla tomba: il Giudice
     Che voi pur anco aspetta
     Sul letto del suo gemito40
     Sul letto solitario
     Sulla deserta coltrice
     Accanto a lui posò.


Tu dalle stanche ceneri
     Sperdi ogni ria parola.
     Il Dio che atterra e suscita,
     Che addoglia41 e che consola
     Sulla deserta42 coltrice
     Accanto a lui posò.

     Guarda le stanche ceneri
     Contro ogni ria parola.

Note

  1. or gelata
  2. Cancellato: tonante
  3. Questi due versi sono di carattere certamente posteriore al primo getto.
  4. Dopo il mortal
  5. spoglia
  6. Tace - Trema la terra e stà.
  7. Nè sa quando nei secoli [poi cancellato]
  8. In una nitida trascrizione di mano del poeta medesimo, sulla quale è annotato: «presentata il 26 luglio 1821» (forse alla Censura), è questa singolare variante degli ultimi versi, subito cancellata:
    Schiuso per lui de’ candidi
    Inni il tesor non ha.
    Il De Marchi, che l’ha scovata e pubblicata (Spigolature ined. munzoniane, per nozze; e poi Dalle Carte Inedite Manzoniane, Milano, 1914, p. 23), vi sente una «reminiscenza pindarica» (Pitica VI: «è pronto un tesoro di inni»).
  9. immemore [poi cancellato]
  10. Questi tre versi furono cancellati.
  11. Sostituito a insulto, ch’è cancellato.
  12. Sostituito a un verso energicamente cancellato
  13. L’età ventura il dica [poi cancellato]
  14. irrequieta - tempestosa
  15. tacita [poi cancellata]
  16. Cancellata.
  17. Quella [poi cancellata].
  18. indocile - indomito
  19. il [poi cancellato].
  20. Questi frammenti di versi furon cancellati.
  21. Repente - Tremanti - Trepidi
  22. E’ fe’ sile... [subito cancellato]
  23. Levossi
  24. immobile - ed arbitro
  25. Questi due versi furono energicamente cancellati.
  26. Tutto cancellato.
  27. Chiuse fu poi cancellato.
  28. sì breve
  29. Questi due versi appaiono scritti dopo.
  30. ardita
  31. Porti d’estranio ciel
  32. i percossi
  33. a tanto
  34. Venne
  35. più spirabil
  36. aere
  37. Poi cancellato tutto.
  38. fulgidi
  39. Verso poi cancellato.
  40. Verso cancellato.
  41. affanna
  42. romita [poi cancellato].