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{{Pt|giamento|atteggiamento}} e maniere sì amabili, che mi sento mosso a dire con Davide che gareggia cogli Angeli questo padrone delle create cose. E se invece miro alla fragile creta ch'esso è, alle infermità che lo assalgono, ai turpissimi atti di cui è ministro, alle orribili forme in cui si trasfigura, al fine lagrimevole che lo attende in una fossa, sono costretto a dire con Giobbe sospirando, che io non vedo in esso che putredine e cenere. Il nostro corpo desta nell'animo sentimenti bellissimi di pietà, di compassione, di eroismo, di candido affetto; ma troppo spesso ancora ree cupidigie, smaniosi appetiti, tiranne passioni. Esso è ministro dello spirito, e spesse volte suo traditore; sua bella stanza, e talvolta sua dura prigione; sostegno necessario, e peso opprimente; nemico ambizioso e pernicievole amico. Con esso non possiamo aver bene né guerra né pace, perché conviene che ad ogni istante gli accordiamo qualche cosa, e che poi gliela neghiamo. Infatti chiede lasso un riposo, e poi ci getta nella inerzia; domanda cibo, e poi si ribella; desidera piaceri, e poi si logora e annoja. Sorge dalla mensa oppresso e torpido, parte dalle conversazioni assonnato e collo sbadiglio, torna dai teatri e dalle danze lasso e sfinito, sta inchiodato nelle visite con uno sforzo offizioso, serve alle mode con grave incommodo e spesa. Peggio ancora. Qual v'è membro dell'uman corpo, che non abbia servito, o non serva di stromento a qualche colpa? I capelli alla vanità, la fronte all'audacia, gli occhi al carnale amore, e le guancie alla lascivia, e le orecchie ad iniqui sermoni, e la bocca all'intemperanza, ed il corpo tutto alla voluttà, ed alla mollezza. Sì delle tue membra, o peccatore, si serve il demonio per dilatare il regno della colpa. Co' tuoi sguardi vibra l'impuro fuoco nell'anima; colla tua lingua mormora, scandalezza, bestemmia; colle tue mani pinge quelle sconcie imagini, scrive quei libri pestilenziali, stimola alla sfacciata licenza, ruba, percuote, ferisce; co' tuoi piedi infine guida gl'incauti alle intemperanti gozzoviglie, alle danze
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{{Pt|giamento|atteggiamento}} e maniere sì amabili, che mi sento mosso a dire con Davide che gareggia cogli Angeli questo padrone delle create cose. E se invece miro alla fragile creta ch’esso è, alle infermità che lo assalgono, ai turpissimi atti di cui è ministro, alle orribili forme in cui si trasfigura, al fine lagrimevole che lo attende in una fossa, sono costretto a dire con Giobbe sospirando, che io non vedo in esso che putredine e cenere. Il nostro corpo desta nell’animo sentimenti bellissimi di pietà, di compassione, di eroismo, di candido affetto; ma troppo spesso ancora ree cupidigie, smaniosi appetiti, tiranne passioni. Esso è ministro dello spirito, e spesse volte suo traditore; sua bella stanza, e talvolta sua dura prigione; sostegno necessario, e peso opprimente; nemico ambizioso e pernicievole amico. Con esso non possiamo aver bene né guerra né pace, perché conviene che ad ogni istante gli accordiamo qualche cosa, e che poi gliela neghiamo. Infatti chiede lasso un riposo, e poi ci getta nella inerzia; domanda cibo, e poi si ribella; desidera piaceri, e poi si logora e annoja. Sorge dalla mensa oppresso e torpido, parte dalle conversazioni assonnato e collo sbadiglio, torna dai teatri e dalle danze lasso e sfinito, sta inchiodato nelle visite con uno sforzo offizioso, serve alle mode con grave incommodo e spesa. Peggio ancora. Qual v’è membro dell’uman corpo, che non abbia servito, o non serva di stromento a qualche colpa? I capelli alla vanità, la fronte all’audacia, gli occhi al carnale amore, e le guancie alla lascivia, e le orecchie ad iniqui sermoni, e la bocca all’intemperanza, ed il corpo tutto alla voluttà, ed alla mollezza. Sì delle tue membra, o peccatore, si serve il demonio per dilatare il regno della colpa. Co’ tuoi sguardi vibra l’impuro fuoco nell’anima; colla tua lingua mormora, scandalezza, bestemmia; colle tue mani pinge quelle sconcie imagini, scrive quei libri pestilenziali, stimola alla sfacciata licenza, ruba, percuote, ferisce; co’ tuoi piedi infine guida gl’incauti alle intemperanti gozzoviglie, alle danze
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