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{{Pt|grafia|biografia}} del Brunelleschi le notizie sulla spedizione contro Lucca, sul Palazzo Pitti e sul modello della Sapienza; da quella di Donatello, quelle sulla statua del Poggio e del gigante sopra la Porta della Mandorla, del pergamo di Prato, della chiesa di S. Francesco a Rimini (falsa però quest’ultima). Perchè gli autori dei Codici Strozziano e Petrei, se infatti avessero copiato il Gaddiano, avrebbero per l’appunto tralasciato queste notizie? - Nella biografia di Donatello il Gaddiano dice la Giuditta collocata nella Loggia del Duca, e il David nel cortile del Palazzo del Duca (aveva prima scritto: «de signori», ma poi cancellate queste parole e messo in loro posto le surriportate), mentre i due altri codici scrivono: «Loggia, Palazzo de’ nostri signori»; parlando della testa di cavallo presso il conte di Maddaloni-Caraffa a Napoli, il primo dà a Alfonso il titolo di «re d’Aragona» mentre i due altri lo chiamano: «re Alfonso di Aragona, Sicilia, Napoli et altri reami»; toccando dei rilievi del Vellano a Padova, lo Strozziano li dice «tanto simili alle cose di Donatello che ''io giudicai'' essere fatte da lui», - il Petrei cambia l’ultima parte della frase in «''che sono tenute'' fatte dallui», - Il Gaddiano infine scrive: «che ciascuno intendente sue essere giudicherebbe». Ora noi domandiamo: non sono tutti questi indizi piuttosto dell’aver quest’ultimo approfittato di un originale identico a quello copiato pure dallo Strozziano e dal Petrei, che dell’aver questi due copiato il Gaddiano? Alcune indicazioni, singole frasi contenute nei Cod. Strozz. e Petrei non occorrono nel Cod. Gaddiano (p. e. la notizia sul secondo acquaio del Buggiano e sul porto di Pesaro nella biografia di Brunellesco, quella sui discendenti e la casa dell’Orcagna, quella sulla visita di Carlo d’Angiò presso Cimabue ed altre). Siccome ora il suo testo in generale è molto più prolisso di quello dei due altri codici, e siccome consta da quanto abbiamo esposto finora, che ambidue questi non che essere compilazioni sussistenti per sè, sono anzi sole copie di un originale: anche questo argomento ci induce necessariamente alla convinzione che questo loro originale non abbia potuto essere il Cod. Gaddiano. - Da ultimo lo stesso si deve dedurre di una certa quantità di parole e di modi di dire usati nei due primi codici, al confronto delle espressioni corrispondenti a essi nel terzo. Forme come: «Pippo, Sere, ciptadino, arismeticho, palagio, ingiegno, giessi, fingiere, exequito, excepto, decto, stigmate,» ec.
 
{{Pt|grafia|biografia}} del Brunelleschi le notizie sulla spedizione contro Lucca, sul Palazzo Pitti e sul modello della Sapienza; da quella di Donatello, quelle sulla statua del Poggio e del gigante sopra la Porta della Mandorla, del pergamo di Prato, della chiesa di S. Francesco a Rimini (falsa però quest’ultima). Perchè gli autori dei Codici Strozziano e Petrei, se infatti avessero copiato il Gaddiano, avrebbero per l’appunto tralasciato queste notizie? - Nella biografia di Donatello il Gaddiano dice la Giuditta collocata nella Loggia del Duca, e il David nel cortile del Palazzo del Duca (aveva prima scritto: «de signori», ma poi cancellate queste parole e messo in loro posto le surriportate), mentre i due altri codici scrivono: «Loggia, Palazzo de’ nostri signori»; parlando della testa di cavallo presso il conte di Maddaloni-Caraffa a Napoli, il primo dà a Alfonso il titolo di «re d’Aragona» mentre i due altri lo chiamano: «re Alfonso di Aragona, Sicilia, Napoli et altri reami»; toccando dei rilievi del Vellano a Padova, lo Strozziano li dice «tanto simili alle cose di Donatello che ''io giudicai'' essere fatte da lui», - il Petrei cambia l’ultima parte della frase in «''che sono tenute'' fatte dallui», - Il Gaddiano infine scrive: «che ciascuno intendente sue essere giudicherebbe». Ora noi domandiamo: non sono tutti questi indizi piuttosto dell’aver quest’ultimo approfittato di un originale identico a quello copiato pure dallo Strozziano e dal Petrei, che dell’aver questi due copiato il Gaddiano? Alcune indicazioni, singole frasi contenute nei Cod. Strozz. e Petrei non occorrono nel Cod. Gaddiano (p. e. la notizia sul secondo acquaio del Buggiano e sul porto di Pesaro nella biografia di Brunellesco, quella sui discendenti e la casa dell’Orcagna, quella sulla visita di Carlo d’Angiò presso Cimabue ed altre). Siccome ora il suo testo in generale è molto più prolisso di quello dei due altri codici, e siccome consta da quanto abbiamo esposto finora, che ambidue questi non che essere compilazioni sussistenti per sè, sono anzi sole copie di un originale: anche questo argomento ci induce necessariamente alla convinzione che questo loro originale non abbia potuto essere il Cod. Gaddiano. - Da ultimo lo stesso si deve dedurre di una certa quantità di parole e di modi di dire usati nei due primi codici, al confronto delle espressioni corrispondenti a essi nel terzo. Forme come: «Pippo, Sere, ciptadino, arismeticho, palagio, ingiegno, giessi, fingiere, exequito, excepto, decto, stigmate,» ec.
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