Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/443: differenze tra le versioni

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riguardo a Guido, che da lui aspettava i buoni consigli, sapessi celare tanto bene i miei sentimenti ch’egli finì col credere di avere in me un amico devoto. Non nego che forse la mia gentilezza con lui fosse anche dovuta al desiderio di evitare quel malessere che m’aveva data la sua inimicizia, tanto forte causa quell’ironia che rideva sulla sua bruita faccia. Ma non gli usai mai altre gentilezze fuori di quella di porgergli la mano e il saluto quando veniva e se ne andava. Egli invece fu gentilissimo ed io non seppi non accettare le sue cortesie con gratitudine, ciò ch’è veramente la massima gentilezza che si possa usare a questo mondo. Mi procurava delle sigarette di contrabbando e me le faceva pagare quello che*gli costavano, cioè mollo poco. Se mi fosse stato più simpatico avrebbe potuto indurmi a giocare col suo mezzo; non lo feci mai. solo per non vederlo più di spesso.
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riguardo a Guido, che da lui aspettava i buoni con¬
Lo vedevo anzi troppo! Passava delle ore nel nostro ufficio ad onta cbe — com’era facile di accorgersene — non fosse innamorato di Carmen. Veniva a tener compagnia proprio a me. Pare si fosse prefisso d’istruirmi nella politica in cui egli era profondo causa la Borsa. Mi presentava le grandi potenze come un giorno si stringevano la mano e si pigliavano a schiaffi il giorno seguente. Non so se abbia indovinato il futuro perchè io per antipatia non lo stetti mai a sentire.
sigli, sapessi celare tanto bene i miei sentimenti ch’egli

finì col credere di avere in me un amico devoto. Non ne¬
Conservavo un sorriso ebete, stereotipato. Il nostro malinteso sarà certo dipeso da un’interpretazione errata del mio sorriso che gli sarà parso d’ammirazione. Io non ne ho colpa.
go che forse la mia gentilezza con lui fosse anche dovuta

al desiderio di evitare quel malessere che m’aveva data la
So solo le cose che ripeteva ogni giorno. Potei accorgermi ch’egli era un italiano di color dubbio perchè gli pareva che per Trieste fosse meglio di restare
sua inimicizia, tanto forte causa quell’ironia che rideva
sulla sua bruita faccia. Ma non gli usai mai altre gen¬
tilezze fuori di quella di porgergli la mano e il saluto
quando veniva e se ne andava. Egli invece fu gentilis¬
simo ed io non seppi non accettare le sue cortesie con
gratitudine, ciò ch’è veramente la massima gentilezza
che si possa usare a questo mondo. Mi procurava delle
sigarette di contrabbando e me le faceva pagare quello
che*gli costavano, cioè mollo poco. Se mi fosse stato più
simpatico avrebbe potuto indurmi a giocare col suo mez¬
zo; non lo feci mai. solo per non vederlo più di spesso.
Lo vedevo anzi troppo! Passava delle ore nel no¬
stro ufficio ad onta cbe — com’era facile di accorger¬
sene — non fosse innamorato di Carmen. Veniva a
tener compagnia proprio a me. Pare si fosse prefisso
d’istruirmi nella politica in cui egli era profondo cau¬
sa la Borsa. Mi presentava le grandi potenze come un
giorno si stringevano la mano e si pigliavano a schiaffi
il giorno seguente. Non so se abbia indovinato il fu¬
turo perchè io per antipatia non lo stetti mai a sentire.
Conservavo un sorriso ebete, stereotipato. Il nostro ma¬
linteso sarà certo dipeso da un’interpretazione errata
del mio sorriso che gli sarà parso d’ammirazione. Io non
ne ho colpa.
So solo le cose che ripeteva ogni giorno. Potei ac¬
corgermi ch’egli era un italiano di color dubbio per¬
chè gli pareva che per Trieste fosse meglio di restare
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