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Che poi, nella comune credenza, queste quattro essenze potessero sussistere simultanee e differenziate, quando tutti dovevano aver coscienza della loro sostanziale identità, non deve far meraviglia. In realtà, esse erano e non erano identiche. Erano come le varie facce del concetto unico che incarnavano, il quale per la sua natura indefinita e sfuggente si prestava a questa molteplicità di riflessi. E mentre il Chaos rispecchiava piuttosto l’immane vaneggiare dell’infinito spazio primevo, l’Erebo ne dichiarava l’assenza d’ogni luce, e il Tartaro lo sbigottimento da esso prodotto sugli animi.
 
Che poi, nella comune credenza, queste quattro essenze potessero sussistere simultanee e differenziate, quando tutti dovevano aver coscienza della loro sostanziale identità, non deve far meraviglia. In realtà, esse erano e non erano identiche. Erano come le varie facce del concetto unico che incarnavano, il quale per la sua natura indefinita e sfuggente si prestava a questa molteplicità di riflessi. E mentre il Chaos rispecchiava piuttosto l’immane vaneggiare dell’infinito spazio primevo, l’Erebo ne dichiarava l’assenza d’ogni luce, e il Tartaro lo sbigottimento da esso prodotto sugli animi.
   
Meno sicura è l’etimologia di ''Nyx'', notte; ma però secondo me non si può separare dalla radice ''nu'' che si trova in ''nystàzo'', assopirsi<ref>Non ignoro, ma non accetto integralmente i dettami della glottologia scientifica, sommamente benemerita, ma che nei suoi imperativi estremi e consequenziari è, secondo me, destinata al fallimento.</ref>; e Notte significherebbe lo stato di sopore in cui l’oscurità immerge tutti gli esseri. Insomma, queste quattro essenze erano nella mitologia primitiva come nelle lingue i sinonimi; uguali e diverse.
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Meno sicura è l’etimologia di ''Nyx'', notte; ma però secondo me non si può separare dalla radice ''nu'' che si trova in ''nystàzo'', assopirsi<ref>Non ignoro, ma non accetto integralmente i dettami della glottologia scientifica, sommamente benemerita, ma che nei suoi imperativi estremi e consequenziarî è, secondo me, destinata al fallimento.</ref>; e Notte significherebbe lo stato di sopore in cui l’oscurità immerge tutti gli esseri. Insomma, queste quattro essenze erano nella mitologia primitiva come nelle lingue i sinonimi; uguali e diverse.
   
 
Nessuna meraviglia, dunque, che la mitologia le accogliesse come quattro figure distinte; e tanto meno dobbiamo stupire che in tale condizione le mantenesse Esiodo, il quale, come vedemmo, doveva pur attenersi alle opinioni correnti, anche se con una penetrazione maggiore della comune avesse piena coscienza della loro unità.
 
Nessuna meraviglia, dunque, che la mitologia le accogliesse come quattro figure distinte; e tanto meno dobbiamo stupire che in tale condizione le mantenesse Esiodo, il quale, come vedemmo, doveva pur attenersi alle opinioni correnti, anche se con una penetrazione maggiore della comune avesse piena coscienza della loro unità.
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