Sonetti romaneschi (1998)/Er piede acciaccato

Er piede acciaccato

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Er pesscivennolo Er presepio

 
     Cuanno1 t’ho cchiesto scusa è una sscemenza 2
che ffai3 sto ghetto4 e cce bbestemmi Cristo.
Tu ssei puro5 un regazzo6 de cusscenza
pe nnun crede7 un compaggno accusí ttristo.
              5
     Cuanno t’ho ddetto io nun t’avevo visto,
sc’è bbisoggno de bbattesce in credenza? 8
Me te metti de dietro, e ssi tte pisto
li piedi, è ccorpa9 tua, abbi pascenza.
              
     Subbito che lo sai che ssei de vetro,
10nun ficcamme10 le zampe tra li piedi,
ch’io sciò11 ll’occhi davanti e nnò dde dietro.
              
     Eppoi, crede12 de mé cquello che ccredi;
ma ttu cquanno te bbuggera Don Pietro,
dimme la verità, Nnino,13 lo vedi?


Roma, 20 gennaio 1833


Note

  1. Quando.
  2. Sciocchezza.
  3. Che tu faccia.
  4. Strepito, chiasso.
  5. Pure.
  6. «Ragazzo» dicesi anche di un uomo allorché si vuole annettergli una idea di bontà.
  7. Credere.
  8. Battere in credenza: «battere di cassa, ecc.», «rugare», «non rassegnarsi».
  9. Colpa.
  10. Ficcarmi.
  11. Ci ho.
  12. Credi.
  13. Giovannino, Giovanni.