Rime varie (Alfieri, 1912)/CXXXIV. Perché abbandonò la città nativa

CXXXIV. Perché abbandonò la città nativa

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CXXXIV. Perché abbandonò la città nativa
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CXXXIV [clxxxiii].1

Perché abbandonò la città nativa.

Chi ’l crederia pur mai, che un uom non vile,
Per amar troppo il bel natío suo nido,2
Sordo apparendo di natura al grido,
4 Spontaneo il fugga, quasi ei l’abbia a vile?
Eppur quell’un son io: ma in cor gentile
Far penetrar l’alta ragion mi affido,3
Che mi sforza a cercare in stranio lido
8 Come ardito adoprar libero stile.
Sacro è dover, servir la patria; e tale
(Benché patria non è là dove io nacqui)4
11 L’estimo io pur; né d’altro al par mi cale.
Quindi è, che al rio poter sotto cui giacqui,
Drizzai da lungi l’Apollíneo strale,5
14 E in mio danno a pro d’altri il ver non tacqui.


Note

  1. Nel ms.: «10 novembre, tornando da Sultzmath».
  2. 2. Il bel natío suo nido: il Petrarca (Rime, CXXVIII):
    Non è questo ’l mio nido,
    Ove nutrito fui sí dolcemente?
  3. 6. Mi affido, spero.
  4. 10. Nel son. Oggi ha sei lustri, appiè del colle ameno:
    Loco, ove solo Un contra tutti basta,
    Patria non m’è, benché natío terreno;
    e nella Virginia (III, 2ª):
    V’ha patria, dove
    Sol uno vuole e l’obbediscon tutti?
  5. 13. L’Apollíneo strale, le mie composizioni poetiche.