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Rime d'amore

LXXXIII

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LXXXIII

Rimpianto delle gioie passate.

     Oimè, le notti mie colme di gioia,
i dí tranquilli, e la serena vita,
come mi tolse amara dipartita,
e converse il mio stato tutto in noia!
     E perché temo ancor (che piú m’annoia)
che la memoria mia sia dipartita
da quel conte crudel, che m’ha ferita,
che mi resta altro omai, se non ch’io moia?
     E vo’ morir, ché rimirar d’altrui
quel che fu mio quest’ocohi non potranno,
perché mirar non sanno altri che lui.
     Prendano essenipio l’altre che verranno
a non mandar tant’oltra i disir sui,
che ritrar non si possati da l’inganno.