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Li occhi di quella gentil foresetta

../Vedete ch'io son un che vo piangendo ../Quando di morte mi conven trar vita IncludiIntestazione 8 maggio 2019 100% Da definire

Guido Cavalcanti - Rime (XIII secolo)
Li occhi di quella gentil foresetta
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Ballata.


Li occhi di quella gentil foresetta
     ànno distretta si la mente mia,
     3ch’altro non chiama che lei, nè disia.

Ella mi fere sì, quando la sguardo,
     ch’i’ sento lo sospir tremar nel core.
     Esce de li occhi suoi, là ond’io ardo,
     un gentiletto spirito d’amore,
     lo qual è pieno di tanto valore,
     che, quando giunge, l’anima va via,
     10come colei che soffrir no ’l poria.

I’ sento pianger for li miei sospiri
     quando la mente di lei mi ragiona;
     e veggo piover per l’aere martiri
     che struggon di dolor la mia persona
     sì, che ciascuna vertù m’abandona
     in guisa, ch’io non so là ’v’i’ mi sia:
     17sol par che morte m’aggia ’n sua balia.

Soli primari Ca e Va molto simili e senza varianti notevoli.

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Si mi sento disfatto, che mercede
     già non ardisco nel penser chiamare:
     ch’i’ trovo amor che dice: — ella si vede
     tanto gentil, che non po’ ’maginare
     ch’om d’esto mondo l’ardisca mirare,
     che non convegna lui tremare in pria;
     24ed io s’i’ la guardasse ne morria. —

Ballata, quando tu sarai presente
     a gentil donna, sai che tu dirai
     de la mia angoscia? Dolorosamente
     di’: — quello che mi manda a voi trovai;
     però che dice che non spera mai
     trovar pietà di tanta cortesia,
     31ch’a la sua donna faccia compagnia.