CXXVIII

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CXXVIII.


Della potta da Modena già intesi
     Dal dì ch’io nacqui sempre cose elette,
     Tal che se son sì sconcie e maledette,
     4Guardimi Dio da potte Modenesi.
Mi maraviglio come in quei paesi
     Non sappian porre in uso le ricette,
     E turar le fessure e farle strette,
     8E stringere i bottoni degli arnesi.
Il Molza mi fa più maravigliare,
     Ch’ha scritto della fica, e non intendo
     11Che della patria voglia motteggiare.
Eccetto, se per quanto ne comprendo,
     La Ficheide ha fatta, sol per fare
     14Della potta da Modena, scrivendo.