CLXXXV

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CLXXXV.


Priapo, noi poeti ti sacramo
     Queste brache di ferro intorcigliato,
     Che non è onesto che tu stia sbracato
     4Alla foggia d’un Eva e d’un Adamo.
Nè solamente noi per ciò ’l facciamo,
     Ma perche tu parendo disarmato
     Stai a gran rischio d’essere mangiato,
     8Tanto che di pazzía ne pare un ramo.
Perocchè oggi le donne son venute
     Appresso i cazzi in tanta libertate
     11Per quella rabbia d’essere fottute,
Ch’ove le brache veggono calate,
     O che sian viste, o che non sian vedute,
     14Fan poco conto d’esser invitate.