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[p. 377 modifica]. La même, ibid. p. 88 (5 novembre 1820).


*   Bione Boristenite ἐρωτηθείς ποτε τίς μᾶλλον ἀγωνιᾷ (anxietate maiore detineatur), ἔφη, ὁ τὰ μέγιστα βουλόμενος εὐημερεῖν, colui che cerca le supreme felicità (Laerzio in Bione, l. 4, segm. 48). Chi sa pascersi delle piccole felicità, raccogliere nell’animo suo i piccoli piaceri che ha provato nella giornata, dar [p. 378 modifica]peso presso se medesimo alle piccole fortune, facilmente passa la vita, e se non è felice, può crederlo e non accorgersi del contrario. Ma chi non dà mente se non alle grandi felicità, non considera come guadagno e non procura di pascersi e ruminare seco stesso i piccoli accidenti piacevoli, le piccole riuscite, soddisfazioni, conseguimenti ec. e tiene tutto per nulla, se non ottiene quel grande e difficile scopo che si propone; vivrà sempre cruccioso, ansioso, senza godimenti, e in vece della gran felicità ritroverà una continua infelicità. Massimamente che, conseguito ancora quel grande scopo, lo troverà molto inferiore alla speranza, come sempre accade nelle cose lungamente desiderate e cercate (6 novembre 1820). Vedi poco sotto.


*   Osservano i giuristi che nel codice giustinianeo non si trova legge contro i duelli, per lo che moltissimi si sforzano di tirarci scioccamente quella di Costantino Magno