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(4178-4179) pensieri 109

(Bologna, 1 maggio, festa dei Santi Filippo e Giacomo, 1826). Pare che solamente quello che non esiste, la negazione dell’essere, il niente, possa essere senza limiti, e che l’infinito venga in sostanza a esser lo stesso che il nulla. Pare soprattutto che l’individualità dell’esistenza importi naturalmente una qualsivoglia circoscrizione, di modo che l’infinito non ammetta individualità e questi due termini sieno contraddittorii; quindi non si possa supporre un ente individuo che non abbia limiti (2 maggio 1826). Vedi p. 4181 e p. 4274, capoverso ultimo.


*   Tetta-teton (come da mamma, mammella ec).  (4179)


*   Fammi sentir di quell’aura gentile. Petrarca, Canzone Amor, se vuo’ ch’i’ torni al giogo antico, verso 31, cioè stanza 3, verso 1. Il genitivo per l’accusativo. Vedi ancora Canzone Quando il soave, stanza 4, verso 4 e Sonetto S’io fossi, verso ultimo (3 maggio, festa della Santa Croce, vigilia dell’Ascensione, Bologna, 1826).


*    Scorto per accorto, da scorgere per vedere ec. ovvero da scorgere per guidare, avvisare ec., come avisé ec. Vedi la Crusca.


*    Ἀλλὰ τὶ καὶ λέσχης (confabulationis) οἶνος (i.e. potatio) ἒχειν ἐθέλει. Ap. Athenaeum. Vid. Casaub., Animadvers. l. I, capitolo ultimo, init. Volere per dovere (Bologna, 6 maggio 1826). Non vogliono per non debbono. Vedi Rucellai, Api, vers. 621.


*   Già è gran tempo che né i principi nominano, né ai principi si nomina, sia lodandoli, sia consigliandoli, sia in qualsivoglia discorso, la loro patria. È gran tempo che le città e le nazioni hanno cessato di esser le patrie dei principi. Esse sono i loro stati, o nativi