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244 pensieri (3863-3864)

però, dal seicento in poi (come anche al suo buon tempo), vive e ha vissuto men dell’Italia, non per altro se non perché meno communicando cogli stranieri, men vita ha ricevuto di fuori, non che per se stessa ell’abbia avuto molto men vita di noi, e forse anche per suo carattere è meno atta a tal comunione, e a ricevere la vita altrui. E quindi la sua lingua e letteratura, isterilendosi, decrescendo, scemando, perdendo e riducendosi a nulla quanto la nostra ha fatto, si è forse contuttociò meno imbarbarita ec. della nostra: che non so se si debba contare per maggior male o bene ec. (10-11 novembre 1823).


*    A quello che altrove ho detto del latino diminutivo positivato sella, aggiungi il francese selle, col suo diminutivo sellette, ec., e vedi gli spagnuoli ec. (11 novembre 1823).


*    Accade nelle lingue come nella vita e ne’ costumi; e nel parlare come nell’operare, e trattare con gli uomini (e questa non è similitudine, ma conseguenza). Nei tempi e nelle nazioni dove la singolarità dell’operare, de’ costumi ec. non è tollerata, è ridicola ec., lo è similmente anche quella del favellare. E a proporzione che la diversità dall’ordinario, maggiore o minore, si tollera o piace, ovvero non piace, non si tollera, è ridicola ec. più o meno; maggiore o minore o niuna diversità piace, dispiace, si tollera o non si tollera nel favellare. Lasceremo ora il comparare a questo proposito le lingue antiche colle moderne, e il considerare come corrispondentemente  (3864) alla diversa natura dello stato e costume delle nazioni antiche e moderne, e dello spirito e società umana antica e moderna, tutte le lingue antiche, sieno o fossero piú ardite delle moderne, e sia proprio delle lingue antiche l’ardire, e quindi esse sieno molto più delle moderne, per lor natura, atte alla poesia; pe-