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(2833-2834-2835) pensieri 23

po, o ad un’altra persona nel tempo stesso, riesca grazioso in questi casi appunto il contrario di quello ch’erale già riuscito, o che riesce a quell’altra persona. E questa grazia di cui discorro può esser tale per un maggior o minor numero di persone, per la piú parte o per pochi, per quelli d’una città o nazione o per quelli d’un’altra, per la gente di campagna o di città; secondo che lo straordinario di quella tal bellezza e armonia è maggiore o minore, piú o meno visibile, rispettivo a quello  (2834) che i piú riconoscono per bellezza o a quello che pochi ec. Sebbene io abbia qui considerato questa grazia applicandola alle forme e maniere delle persone, il medesimo discorso si potrà e dovrà fare intorno a tutti gli altri oggetti capaci di bellezza e di grazia, in molti de’ quali sarà molto piú frequente e piú facile il caso della grazia figlia della bellezza diversa dall’ordinario, ch’esso non è nelle forme e maniere degli uomini (27 giugno 1823). Vedi p. 3177.


*    Dovunque non cade bellezza, non cade grazia. Dico relativamente agli uomini, perché bellezza e bruttezza cade in qualsivoglia cosa, ma gli uomini non ne giudicano, e non ne ricevono il senso se non in certe. E in queste sole, dov’essi possono ricevere il senso della bellezza, possono anche ricever quello della grazia e concepirla. E viceversa similmente, dovunque cade bellezza, cade ancor grazia. Non che l’una non possa esser senza l’altra. Ma quel genere ch’é capace dell’una è capace dell’altra. E per bellezza intendo quella ch’é propriamente e filosoficamente  (2835) tale, cioè quella ch’é convenienza, non l’altre impropriamente chiamate bellezze (27 giugno 1823).


*    Pascitare da pascitus antico participio di pasco poi contratto in pastus, come noscitare da noscitus poi