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(2826-2827-2828) pensieri 19

di quaeso, benché a quello s’attribuisca, e simili. E serve ancora ad illustrare e mettere in chiaro l’antico uso e regola seguíta  (2827) da’ latini nella formazione de’ participii in us e de’ supini, come ho fatto vedere altrove in proposito di agitare; e la vera origine di molti participii piú moderni, come actus, e la loro ragione grammaticale; e spiega e scioglie molte anomalie apparenti ec. ec. ec (27 giugno 1823).


*    Alla p. 2795, margine. Cambiata la pronunzia della lingua greca, doveva necessariamente mutarsi e il modo di produrre l’armonia colla collocazione delle parole, (giacché le parole collocate all’antica e pronunziate diversamente, non potevano piú rendere l’antica armonia) e quindi variarsi affatto la struttura dell’orazione, e prendere un altro giro il periodo; ed oltre a ciò mutarsi ancora l’armonia risultante dalla collocazione delle parole modernamente pronunziate, giacché di diversi elementi, cioè di parole diversamente pronunziate era quasi impossibile che ne risultasse uno stesso effetto per mezzo della varia collocazione, cioè che le parole pronunziate alla moderna e distribuite per ciò diversamente dal modo antico producessero l’armonia stessa che producevano coll’antica pronunzia e collocazione. Quindi diversa struttura e giro di orazione e di periodo, e nel  (2828) tempo stesso diversa armonia. Assai piú gran cosa che non pare si è il cambiamento della pronunzia in una lingua. E parlo qui solamente della pronunzia che spetta alla quantità, cioè alla brevità o lunghezza delle sillabe, ed all’accentazione, senza entrare punto in quella pronunzia che spetta alle stesse lettere ed elementi della favella, la qual pronunzia come influisca sulle lingue e come basti a diversificarle l’una dall’altra, e sia principal causa sí della moltiplicazione sí della continua alterazione de’ linguaggi, è cosa già dimostrata. Ma quella pronunzia che spetta