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(1252-1253) pensieri 35

letteratura non piú da formarsi ma formata. Han fatto malissimo, e se non vanno confusi cogli altri scrittori vernacoli, certo però non s’hanno da tenere per italiani, ma per toscani o fiorentini o sanesi, e per iscrittori non già nazionali, ma provinciali, ovvero anche, se cosí posso dire, oppidani.

Cosí discorro di tutti simili abusi e negli scrittori e nel vocabolario ec.


*    Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse piú vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.

Cosí i nostri mezzi filosofi italiani, sapendo bene che il volgo non può essere il legislatore della favella scritta, né la lingua volgare può mai bastare ai progressi dello spirito umano, né alla fissazione, determinazione, distinzione e trasmissione delle cognizioni; perciò pretendono che qualunque lingua scritta e qualunque stile debba appartarsi affatto dal volgare ed escludono affatto il volgare dallo scritto, non avendo bastante filosofia per distinguere il bello dal vero, e quindi la letteratura e la poesia dalle scienze, e vedere che prima fonte del bello è la natura, la quale a nessun altro genere di uomini parla sí vivamente immediatamente  (1253) e frequentemente, e da nessuno è cosí bene e felicemente e cosí al vivo e propriamente espressa, come dal volgo. La precisione toglietela dai filosofi. La proprietà e quindi l’energia, la concisione, ben diversa dalla precisione, e tutte le qualità che derivano dalla proprietà, non d’altronde le potrete maggiormente attingere che dalla favella popolare. E il Lipsio (Epistolica Institutio, cap. XI), consigliando lo studio di Cicerone sopra tutti per la eleganza, la soavità, la copia, la facilità del latino, consiglia i comici Plauto e Terenzio come unici o principali mezzi d’im-