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474 pensieri (1979-1980-1981)

ma dalla ragione. Perché tutte le altre dalla ragione, e questa dalla natura?

Non c’é che dire. La presente condizione dell’uomo obbligandolo a vivere e pensare ed operare secondo ragione e vietandogli di uccidersi, è contraddittoria. O il suicidio non è contro la morale sebben contro natura, o la nostra vita, essendo contro natura, è contro la morale. Questo no, dunque neppur quello.  (1980)


     Accade del suicidio come della medicina. Essa non è naturale. Il tirar sangue, tanti farmachi velenosi, tante operazioni dolorose ec. sono ignote a’ popoli naturali, e sono contro natura. Ma, lo stato fisico dell’uomo essendo oggi e sempre piú divenendo lontanissimo dal naturale, è conveniente e necessaria un’arte e dei mezzi non naturali per rimediare agl’incomodi di un tale stato (Vedi Celso, Sull’origine della medicina).


     Ovvero: il tirar sangue è contro natura. Ma, l’inconveniente che lo esige essendo un accidente di cui l’ordine naturale non è colpevole né responsabile, il rimedio è conveniente ancorché non naturale, ma è conveniente per accidente.

Or nello stesso modo questo grande accidente che contro l’ordine naturale ha mutato la condizione dell’uomo; quell’accidente, di cui la natura non è colpevole o che non potea esser preveduto né provveduto, ma che contro l’ordine naturale ci fa desiderar la morte, rende conveniente il suicidio per contrario  (1981) che sia alla natura.

Non v’é dunque che la religione che possa condannare il suicidio. L’esser contrario alla natura, nel presente stato dell’uomo, non è prova nessuna ch’egli non sia lecito.

Che bello e felice stato dev’esser dunque quello, il quale quanto a se rende lecita e domanda la cosa la piú contraria all’essenza di qualunque cosa, la piú contrad-