Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/163

(1418-1419-1420) pensieri 149

Ho discorso delle sole letterature. Altrettanto va detto delle belle arti, modi di conversare ec. ec. e di tutto ciò dov’entra il semplice e il naturale.

Ho notato altrove certe naïvetés francesi che mi paiono affettatissime, non relativamente,  (1419) cioè perch’elle non sieno naïvetés per noi, ma, dirò cosí, assolutamente, perch’essendo naïvetés anche per noi, e vere naïvetés, risultano e contrastano sopramodo colla maniera e lo stile ec. di quella nazione e producono il senso della sconvenienza, almeno in noi che in questo punto e nel giudizio della naturalezza (che è tutto ciò che si chiama finezza di gusto e che si venera e si consulta negli antichi maestri ec.) siamo piú delicati. Ed ecco come la stessa assoluta semplicità o naturalezza che si considera per assolutamente bella, possa molte volte esser brutta, perché sconveniente, secondo le circostanze, le assuefazioni, le opinioni ec. Il che si avvera in milioni di casi, come ho dimostrato. Insomma tante sono le naturalezze quante le assuefazioni, e quindi lo stesso buon gusto si divide in tanti gusti quante sono le assuefazioni ec. de’ tempi e luoghi ec., e quanto ai particolari non c’é regola generale intorno al bello di letteratura, arti ec.

Prima di lasciare il discorso della semplicità, voglio notare che siccome il piacer che si riceve dal bello, dal grazioso ec. è bene spesso  (1420) in ragione dello straordinario dentro certi limiti, cosí noi proviamo della semplicità de’ greci, de’ trecentisti ec. maggior piacere assai che i loro contemporanei, e quindi l’ammiriamo di piú e la troviamo assai spesso piú bella ec. Cosí pure accade secondo le diverse nazioni, vale a dire che la differenza delle nazioni e de’ tempi, ossia delle assuefazioni ec., come può diminuire il pregio della semplicità e naturalezza ec., secondo che ho dato a vedere, cosí lo può anche aumentare e variare intorno ad essa il giudizio e il senso degli uomini anche in questa parte. Vedi p. 1424.