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380 pensieri (306-307)

frode, seduzione; ed è relativo all’effetto che la bellezza fa sopra altrui, non al mentire assolutamente.


*   Appelliamo tutto giorno ai posteri. Nelle cose dove alla giustizia, al retto giudizio, alle retribuzioni dovute ec. nuocono i difetti o vizi de’ contemporanei in quanto contemporanei, va bene. Ma in tutto il resto, in tutto quello che spetta ai vizi degli uomini come uomini o come animali depravati, non so quanto ci gioverà quest’appellazione. Se potessimo appellare ai passati, saremmo piú fortunati, ma il costume del mondo è stato sempre di peggiorare e che il futuro fosse peggiore del presente e del passato. Le generazioni migliori non sono quelle davanti, ma quelle di dietro; e non c’é speranza che (307) il mondo cambi costume e rinculi in vece di avanzare; e avanzando già non può far altro che peggiorare. Massime a questi tempi e costumi presenti, non par che possa succedere né derivare altro che tempi e costumi peggiori. Vediamo dunque che cosa ci resti a sperare dalla posterità. Vedi p. 593, capoverso 1.


*   È un curioso andamento degli studi umani, che i geni piú sublimi liberi e irregolari, quando hanno acquistato fama stabile e universale, diventino classici, cioè i loro scritti entrino nel numero dei libri elementari e si mettano in mano de’ fanciulli, come i trattati piú secchi e regolari delle cognizioni esatte.


*   Omero, che scriveva innanzi ad ogni regola, non si sognava certo d’esser gravido delle regole come Giove di Minerva o di Bacco, né che la sua irregolarità sarebbe stata misurata, analizzata, definita e ridotta in capi ordinati per servir di regola agli altri, e impedirli di esser liberi, irregolari, grandi e originali come lui. E si può ben dire che l’originalità di un grande scrittore producendo la sua fama (giacché