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massimamente moderne, come in quelle di lord Byron, che nelle meridionali, le quali conservano una certa luce negli argomenti piú bui, dolorosi e disperanti; e la lettura del Petrarca, per esempio, de’ Trionfi e della conferenza di Achille e di Priamo, dirò ancora di Werther, produce questo effetto molto piú che il Giaurro, o il Corsaro ec., non ostante che trattino e dimostrino la stessa infelicità degli uomini e vanità delle cose (4 ottobre 1820). Io so che, letto Werther, mi sono trovato caldissimo nella mia disperazione; letto Lord Byron, freddissimo e senza entusiasmo nessuno; molto meno consolazione. (262) E certo Lord Byron non mi rese niente piú sensibile alla mia disperazione: piuttosto mi avrebbe fatto piú insensibile e marmoreo.


*   L’uomo si disannoia per lo stesso sentimento vivo della noia universale e necessaria.


*   Bisogna ricordarsi che l’invenzione della polvere contribuí non poco all’indebolimento delle generazioni: 1°, disavvezzando dal portare armatura, (vedi Montesquieu ch. 2, in proposito del gran vigore de’ soldati romani); 2°, rendendo l’atto della guerra non piú opera della forza individuale o generale, ma quasi intieramente dell’arte; certamente rendendo l’arte molto piú arbitra della guerra che non era stata per l’addietro ec.; 3°, sopprimendo o togliendo per conseguenza la necessità di quegli esercizi che o direttamente o indirettamente, come i giuochi atletici, servivano a render gli uomini vigorosi ed atti alla guerra.


*   Lo spavento e il terrore, sebbene di un grado maggior del timore, contuttociò bene spesso sono molto meno vili, anzi talvolta non contengono nessuna viltà: e possono cadere anche negli uomini perfettamente coraggiosi, al contrario del timore. Per esempio, lo spavento che cagiona l’aspetto di una vita infelicissima o noio-