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(244-245-246) pensieri 339

sare a un altro, dovendovi quasi familiarizzare con un altro linguaggio. Questo appartiene esclusivamente alla lingua, ma anche bisogna (245) notare che la lingua greca, come l’italiana, si presta a ogni sorta di stili, e non ha carattere determinato ma lo riceve dal soggetto e dallo scrittore; laonde il suo carattere varia, anche in questo senso e per questo motivo, secondo le diverse opere, come la lingua di Dante o dell’Alfieri paragonata con quella del Petrarca ec. (12-13-14 settembre 1820). Vedi p. 1029, fine.


*   L’irresoluzione è peggio della disperazione. Questa massima mi venne profferita nettamente e letteralmente in sogno l’altro ieri a notte, in occasione che mio fratello mi pareva deliberato per disperazione di farsi cappuccino e io ricusava di allegargli quelle ragioni che gli avrebbero sospeso l’animo, adducendo la detta massima (14 settembre 1820).


*   La lirica si può chiamare la cima, il colmo, la sommità della poesia, la quale è la sommità del discorso umano. Però i francesi che sono rimasti molte miglia indietro del sublime nell’epica, molto meno possono mai sperare una vera lirica, alla quale si richiede un sublime d’un genere tanto piú alto. Il Say nei Cenni sugli uomini e la società chiama l’ode la sonata della letteratura. È un pazzo se stima che l’ode non possa esser altro, ma ha gran ragione e intende parlare delle odi che esistono, massime delle francesi.


 (246) I francesi non solamente non sono atti al sublime, né avvezzi a sentirlo dai loro nazionali o a produrlo in qualunque forma (applicate questa osservazione ch’è anche letteralmente di Lady Morgan e universale, ai miei pensieri sopra Bossuet), ma disublimano ancora le cose veramente sublimi, come nelle traduzioni ec.