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(32) pensieri 125

cia, e da questo non sia venuta la voce italiana testa e la francese tête?


*   Quello che dice il Metastasio negli Estratti della poetica d’Aristotele, il Gravina nel Trattato della tragedia dove parla del numero cap. 26. e ho detto io nel Discorso sul Breme intorno alla materia dell’imitazione, la quale può esser ad arbitrio, come imitare in marmo. in bronzo in verso, in prosa, ec. è vero; e quello che ho detto io specialmente mi par che sia vero senza eccezione. Ma quanto al Metastasio, poich’egli lo dice per difender l’opera, bisogna notare che gli elementi della materia non debbon esser discordanti, che allora la imitazione è barbara: come forse si può dir dell’opera dove da una parte è l’uomo vero e reale per imitar l’uomo, cioè la persona rappresentata, dall’altra è il canto in bocca dell’uomo, per imitare non il canto ma il discorso della stessa persona. Questa osservazione (considerazione) si può estendere a molte altre materie d’imitazione mal composte. Quanto al canto però si osservi che anche gli antichi cantavano le tragedie, come dice il loro nome: se ben questo fu forse ne’ primi tempi quando la tragedia era veramente in mano di gentaglia sua sciocca inventrice e il costume o non durò, o se durò, fu perché avea cominciato cosí e non si ardí o non si volle mutare; e questa forse fu la cagione ancora che fece fare la tragedia e la commedia in verso, di maniera che da questa pratica venuta da vile origine non si dee stimare il giudizio de’ greci e degli antichi su questo particolare; i quali forse avrebbero fatto ambedue in prosa se l’una o l’altra fosse stata invenzione del gusto, e non parto stentato di diversissime circostanze e usanze vecchie ec.


*   È osservabile che in Celso nel quale è singolarmente notata e lodata la semplicità e facilità dello stile,