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di Dante nelle altre lettere sue; le quali tuttavia, come vediamo nel Villani, furono ammirate in questo secolo. Osservisi poi quella biforcazione delle due potenze temporale e spirituale, che era grande idea del tempo, e che fu quella su cui Dante scrisse poi il libro della Monarchia. Ma principalmente s’osservi quel bell’avvertimento dato qui a tutti gl’Italiani:"non solamente serbate a lui ubbidienza, ma come liberi il reggimento;" che sembra un ammonire le città a non sacrificare il proprio governo, la propria libertà; onde si scorge, che la devozione d’un Dante non fu nè poteva essere mai servilità. E se noi condannammo la parte ghibellina men buona, e il rivolgervisi di Dante dall’altra men cattiva; tengasi a mente tuttavia, che tutte e due furono certo seguite sinceramente da molti, tutte e due così probabilmente da Dante. Professavano i Guelfi non meno che i Ghibellini devozione all’impero; e la differenza stava solamente nella interpretazione e ne’ limiti di essa, e poi nelle speranze delle due parti sui destini futuri d’Italia. I Ghibellini miravano principalmente all’unità; i Guelfi alla indipendenza. Due idee, due speranze e due scopi, non che