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Nostra lettera. — L’immortale Re nostro, che come scrisse il sommo Gioberti, il Cielo trascelse fra i Principi Italiani all’alto onore di tutelare l’Italia, collocandolo sulle soglie di essa come vigile scolta per annunziare il nemico, e come formidabile antiguardo contro l’impeto dei primi assalitori, Carlo Alberto dal senno e dal braccio del quale dipende ora il destino della Patria Italiana, l’Eroe grande ed intrepido in cui sono riposte le più care speranze non solo di questo Regno, ma della Nazionale indipendenza e del risorgimento della nostra classica e sacra Penisola sede e centro del Cattolicismo, il nostro Re e Signore lasciava la Reggia ed il Trono per assumere il comando de’ suoi prodi eserciti e marciare alla testa delle sue gloriose e formidabili armate. Prima però di uscire da questi suoi Stati insieme coi Principi Reali suoi figli provvedea ai bisogni ed alla sicurezza de’ sudditi suoi, e col R. Decreto che emanò da Alessandria nominava durante la sua assenza a Luogotenente-Generale dello Stato il suo amatissimo Cugino S. A. R. il Principe Eugenio di Savoja-Carignano, ben degno della piena confidenza Sovrana e di quella della Nazione, perchè come Rappresentante suo abbia l’autorità di provvedere senza ritardo agli affari correnti ed a quelli di urgenza. Nè pago di ciò il nostro adorato Sovrano e Padre a misura che si allontanava da noi pegl’interessi di tutta Italia colla sua augusta e sacra Persona volle a noi avvicinarsi col paterno suo cuore, e dal suo Quartiere Generale di Voghera nell’atto di partire per Pavia rivolgea a’ suoi amatissimi popoli nel dì 29 del mese testè compito il seguente magnifico indirizzo, che Noi vi ripetiamo a parola coll’animo vivamente commosso dai più gagliardi sentimenti di fedeltà inviolabile, di profondissima devozione, e di riconoscenza illimitata.