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468 libro terzo


Ancora i monaci poteano obbligare i facchini ed altra gente minuta a scopare e nettar la piazza in cui si doveano far i giuochi; riscuotevano da ogni bottegaio un quarto di grosso all’anno per mantenere i tamburini; dai beccai una spalla di montone pe’ banchetti delle dame; dagli speziali una torcia per accompagnare le dame secondo l’usanza.

I bovari poi e li carrettieri erano tenuti alle feste di Pentecoste di condurre un carro di rami verdi e fogliali, per far le frascate.

Filippo di Savoia, chiamato monsignor di Bressa, fu monaco di questa badia, i cui privilegi vennero ancora approvati da Carlo iii; ma che probabilmente venne meno durante l’occupazione Francese.9

Attigua al palazzo della regina Maria Cristina è la chiesa di San Lorenzo, la cui bizzarra ed ardita struttura è degna d’essere considerata; imperocchè sebbene vi si vegga come in tutti gli edifìzi dello stile Borrominesco e Guariniano l’abuso delle curve, non manca nè di bellezza, nè di grazia, ed abbonda di quella originalità, che invano si cerca ne’ moderni edifizii, che tutti hanno maschere greche, o romane, o gotiche, o svizzere, ed anche peggio, ma non hanno fisionomia loro propria.10

Emmanuele Filiberto nella battaglia di San Quintino, combattuta il giorno di San Lorenzo, avea fatto voto di consecrargli una chiesa, se Dio gli concedea la vittoria. Lo stesso voto avea fatto lunge dai