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454 libro terzo

de’ Medici, da cui fu regalmente guiderdonato con una pensione di 1500 scudi, e con presenti di gioie, e di moneta di grandissimo valore. E bene è da dolere che sien quei canti corrotti da alcune lascivie e non di solo stile, che giustamente li fecero condannare; perchè rifulgono di bellezze peregrine e mostrano un’altezza d’ingegno, e un magistero di versi certamente rarissimi; valga d’esempio l’invocazione, da cui s’inaugura il poema.


Io chiamo te per cui si volge e muove
La più benigna e mansueta sfera,
Santa madre d’amor, figlia di Giove,
Bella Dea d’Amatunta e di Citerà;
Te, la cui stella ond’ogni grazia piove,
De la notte e del giorno è messaggicra:
Te, lo cui raggio lucido e fecondo

Serena il cielo ed innamora il mondo.


Tornato il Marini in Italia, ricevè a Torino tutti quegli incontri e quegli onori che Alessandro avrebbe renduti ad Omero;20 dedicò al principe Tommaso di Savoia il suo poema della Zampogna e n’ebbe in dono una ricca collana d’oro; il principe cardinale Maurizio lo volle seco nel viaggio di Roma. Ed in quella città e a Napoli ebbe onori ed incensi straordinarissimi, come sono usi, i troppo modesti o troppo gelosi Italiani, a renderli a que’soli il cui merito