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la testa, e decollato sulla piazza del convento di San Francesco in quella città.10

Cotanto traviava ancora il senso pubblico, il senso legale in tempi da noi non lontani: or che dirà di noi medesimi, dopo un altro secolo la posterità, non punto e con ragione indulgente, quando si tratta di supplizi! Se non crediamo più alle streghe, potrebbe darsi che altri pregiudizi ci travolgessero il celabro, e che in qualche luogo s’adoperasse la scure in casi ne’ quali sarebbero appena permessi i ceppi e le ritorte.

Nel 1673, in queste torri medesime fu sostenuto il conte Catalano Alfieri, cav. della Nunziata, generale in capo dell’esercito che invadeva l’anno prima con infelici successi il Genovesato. Gli fu apposta a delitto colale disgrazia, e si ebbe sospetto della sua fede. Secondo la consueta umana viltà, quando si seppe che il conte Alfieri era in mala vista, si trovò più d’uno che per giustificar se medesimo aggravava il capitano. L’Alfieri prima ebbe ordine di recarsi al suo castello di Magliano e di non partirsi di là. Poscia in agosto del 1673 il fiscal generale Comotto gli recò nuovi comandi del duca che gli prescriveano di recarsi a Moncalieri all’asteria di qua dal Po chiamata Taglialargo, dove il maggior delle guardie Umberto si recherebbe a pigliarlo. Obbediva Catalano, ed a’ 23 d’agosto era preso e condotto in castello, dove si guardava a

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