Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/229


capo sesto 225


In maggio deiranno seguente pose la prima pietra Enrichetta Maria di Rossillon, contessa di Scarnafìggi, il cui nome s’incontra in più d’una egregia beneficenza nelle memorie delle chiese torinesi4

Il nobile convento fu edificato sui disegni dell’architetto Gian Giacomo Planteri. Il 19 di marzo del 1729 si benediva l’oratorio privato apparecchialo in esso convento, da ufficiarsi fintantochè fosse costrutta la chiesa, ed i padri abbandonavano Santa Maria, seco portando ogni menoma cosa, e perfino le ossa de’ loro predecessori.

Poichè i Carmelitani ebbero fatto passaggio al nuovo convento,5 furono solleciti d’avvisar al modo di costrurre la chiesa. Il primo architetto che allora fiorisse in Italia era ai servigi del re di Sardegna. Chiamavasi D. Filippo Juvara. Nato d’antica ma povera famiglia in Messina, avea studiato a Roma sotto al Fontana. Quando Vittorio Amedeo ii andò in Sicilia a pigliar la corona, don Domenico d’Aguirre gli raccomandò il giovine architetto, che pel suo misero stato non avea potuto fino a quel tempo far edilìzi se non in carta. Il re, a cui un suo naturale sagacissimo istinto rivelava i grand’uomini, veduto il disegno d’un palazzo reale di man del Juvara, lo nominò immediatamente suo primo architetto, e lo condusse a Torino, dove edificò la facciata della chiesa delle Carmelite, quella del palazzo di Madama, la basilica di Soperga, la cappella di corte, la galleria,

Vol. II 29