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capo sesto 395

staio di pane, doveansi, nel 1342, cinque denari viennesi e due pani, compreso l’obbligo della rena­tura. Il pan bianco si facea ordinariamente in pa­gnotte di quattr’once ciascuna; il pan di mistura di cinque once, quello di segala di sei. E postochè siamo su questo argomento, diremo che alla solle­citudine posta dal comune intorno alla panificazione siamo debitori della morbidezza de’ grissini, introdottasi nel cadere del secolo xvii; cioè di quei fi­nissimi bastoncini di pane, per cui si segnalò da centocinquant’anni la nostra città, con poche altre del Piemonte. Cominciarono a farsi nel secolo xvii que’ pani allungati fini di tre once, o tre e mezzo di peso, chiamate grissie. Migliorando la pasta, re­candola a tale tenacità da potersi trarre in cordi­celle lunghe un braccio, senza romperle, si procedette all’invenzion de’ grissini.

Essendo nei tempi del medio evo stabilito dagli statuti comunali che ciascun pane fosse d’un peso determinato, non si usava quindi venderlo a peso. Anche per le carni s’introdusse qualche volta l’u­sanza di venderle a stima e non a peso; ma non durò.7

Abbiam già notato, che siccome le tasse erano tutte in favor de’ borghesi, quando giungeva qual­che principe straniero, o qualche personaggio di riguardo, i savi provvedeano che non gli mancasse stanza adeguata, e non gli venisse fatto sopruso.