Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/85

 
 
65


mare l’effervescenza dell’armata; prometteva illimitato perdono alle truppe che rientrassero nell’obbedienza. Seguiva in pari tempo un forte aumento nelle paghe dei bassi-ufficiali e soldati di ogni arma.

Il re era tornato a Torino. La sua autorità non era punto manomessa, ma non istava più a lui dominare gli eventi, se posta da banda ogni esitanza, non s’innoltrava in una via più consentanea all’opinion nazionale ed allo spirito dell’armata. Quando, l’undici di marzo, Ferrero capitano della legion reale leggera, partito la vigilia colla sua compagnia, per una città a mezzogiorno del Piemonte, ritorna ad un tratto su’ suoi passi, ed arrivato alla chiesa di S. Salvario posta sulla strada di Cuneo a mezzo tiro di cannone da Torino, fa alto, e quivi circondato da soli 80 soldati e da un centinaio di studenti guidati da un Pietro Fechini, Carta, ed altri capi liberali di loro confidenza, proclama la costituzione spagnuola. La storia delle rivoluzioni serba pochi esempi di azione cotanto arrischiata. Durerà immortale il nome di Ferrero, e sarà pronunziato con ossequio, finchè arda sulla terra il sacro fuoco di libertà.

Ferrero contava su di una sommossa popolare, ma fu deluso. Gli abitanti della capitale agognavano a libera costituzione, ma i loro petti di ghiaccio non erano in quel momento accessibili che al desiderio ed alla sorpresa. Una moltitudine immensa erasi affollata fuori di Porta Nuova, e di là affissava inquieti gli sguardi su quel pugno d’intrepidi cittadini. Il cavaliere Raimondi colonnello della legione reale leggera, volle presentarsi a’ soldati ed arringarli, ma

SANTAROSA.
 
5