Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/66


Parte I. 27

nio la lode di aver trovato l’uso de’ Molini moventisi a mano: Molas versatiles Volsiniis inventas1. La Nautica ancora, in cui ne’ tempi più addietro possenti furon gli Etruschi, nuova perfezione ebbe da essi, e nuovi ornamenti: perciocchè l’uso delle ancore e de’ rostri vuole Plinio, che fosse da essi trovato. Rostrum addidit Piseus Thyrrenus, uti & anchoram2; o come altri leggono, Rostrum addidit Piseus, Tyrrheni Anchoram.

XXV.

Ebbero qualche sorta di Poesia.

Nè queste arti soltanto, che serie e gravi soglion chiamarsi, ma le più liete ancora, coltivate furono dagli Etruschi. Il continuo uso, e la solenne pompa de’ sacrificj, di cui abbiam tante prove ne’ lor monumenti, appena ci lascian luogo a dubitare, che qualche genere, benchè rozzo, di Poesia non fosse da essi conosciuto, ed esercitato. Essi furono innoltre, da cui i Romani appresero i teatrali spettacoli. Dall’Etruria chiamati furono i primi Comici a Roma, che col nome di Istrioni dalla Etrusca voce Ister si appellavano: Majores non abhorruisse, dice Tacito3, spectaculorum oblectamentis pro fortuna, quæ tunc erat, eoque accitos e Tuscia histriones. Confermasi ciò ancor maggiormente dall’autorità di Livio4, il quale, dopo avere la cosa stessa più ampiamente narrata, soggiugne, che agl’Istrioni succederon non molto dopo le favole Atellane, che il primo abbozzo furono, per così dire, de’ Drammatici componimenti; ma queste ancor non d’altronde, che dagli Osci popoli dell’Etruria furono prese. Quod genus ludorum, dice Livio5, ab Oscis acceptum tenuit juventus. Gli Epitalamj parimente, con cui la nuzial pompa solevasi accompagnare, cominciarono ad usarsi in Fescennia, città d’Etruria. Fescennium oppidum, dice Servio6, ubi Nuptialia inventa sunt carmina. E in fatti presso i Latini gli Epitalamj col nome di Canti Fescennini soleano appellarsi. Il Dempstero7 vorrebbe farci credere, che, prima ancora che gli Etruschi soggettati fossero a’ Romani, avessero essi composte Tragedie. A provarlo allega egli un passo di Varrone, ove nominando alcuni popoli della Toscana, dice: Sed omnia hæc vocabula Tusca, ut Volumnius, qui Tragoedias Tuscas scripsit, dicebat. Ma da questo

  1. Hist. nat. lib. XXXVI cap. XVIII.
  2. Lib. VII cap. LVI.
  3. Annal. lib. XIV.
  4. Dec. I lib. VII.
  5. Ib.
  6. Ad. lib. VII Aeneid.
  7. Lib. III cap. XXXV.