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48 CAPO XX.

agli Etruschi, davano loro annualmente certa quantità di ragia, cera e miele1: soli prodotti di che soprabbondassero; anzi di tal natura che fan manifesta l’imperizia della sementa, la povertà dei paesani, ed i costumi materiali. Quindi è che gli scrittori antichi, e massimamente Timeo2, esagerarono di tanto la salvatichezza de’ luoghi che, al loro dire, uomini ed animali v’erano a un modo indomabili. Ma i Greci antichi conosceano sì poco questi mari di ponente, e la mappa stessa dell’Italia, che la Corsica si trova chiamata da Ecateo un’isola dell’Iapigia3: e vuol di più perdonarsi a Seneca la di lui esagerazione rettorica, per riguardo all’infelice esilio4. Erano certo gl’indigeni Corsi razza feroce5, piuttosto inasprita, che mitigata dal timore dell’armi forestiere. Datisi per natura alla vita sciolta pastorale si cibavano unicamente di latte, miele e carni delle loro greggi6: tuttavia, soggiunge Diodoro, vivean tra se non senza giustizia ed umanità: nè scarso guadagno doveano essi trarre anche dai loro boschi, folti d’alberi d’alto fusto, e molto acconci alle costruzioni navali7. Non

  1. Diodor. v. 13. Similmente i Romani prendevano il tributo dai Corsi in tanta cera (Liv. xlii. 7), propriamente chiamata corsica cera. Plin. xxi. 4.
  2. Ap. Polyb. reliq. xii. 3. 4.
  3. Ap, Steph. v. Κύρνον.
  4. Senec. ad Helv. 6. 8. 9.
  5. Strabo v. p. 155.
  6. Diodor. v. 14.; Lyc. Rheg. ap. Athen. ii. 7.
  7. Theophr. Hist. plant. v. 9.; Dionys. Perieg. v. 460.; Eustat. ad h. l.