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la giustizia racchiude le altre tre, noi possiamo dire che giustizia è il nome mistico del veglio, o meglio, poichè virtù è termine comune delle quattro virtù cardinali, diremo che è “virtus„. Egli raffigura quella virtù morale che perfeziona la buona volontà, la quale così fa che l’uomo usi bene l’arte sua; raffigura quella giustizia che fa retta la volontà, sì da inchinare l’artefice a fare opera fedele. Il veglio solo è la virtù, la donna sola è l’arte. Certo l’uno alle falde e l’altra sulla cima si rispondono, sebbene l’uno sia un vecchio e l’altra una giovane, e l’uno sia austero e l’altra gioconda. Si rispondono per questa idea comune: la libertà: la libertà dell’arbitrio o del volere. L’una è nel luogo dove fu creato l’uomo in libertà di volere; donde fu cacciato, dopo la iattura di quella; dove ritorna, quando la riacquista, come Virgilio stesso proclama. L’altro... All’altro Virgilio stesso dice, di Dante:1

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.

  1. Purg. I 71 segg. Cfr. de Mon. II 5: «Si aggiunga anche l’ineffabile sacrifizio del severissimo custode della libertà Marco Catone... il quale per accender nel mondo l’amor di libertà, mostrò quanto valesse la libertà, quando preferì partirsi dalla vita libero, che rimaner in esso senza la libertà». A farne il balivo del Purgatorio fu poi condotto il Poeta certo anche dal Virgiliano: His dantem iura Catonem (Aen. VIII 670), che consuona con questo luogo di Cicerone (De fin. IV 22, 61): «Nos cum te, M. Cato, studiosissimum philosophiae, iustissimum virum, optimum iudicem, religiosissimum testem audiremus...». Dal de Fine bonorum, Dante cita dopo due righe un luogo intorno ai Decii.