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dei medesimi sette nel purgatorio. Nell’inferno la ferita fu mortale; nel purgatorio si ricuce la piaga che mortale non fu.

Nelle cornici non troviamo peccatori, che fossero di malizia1; non troviamo traditori pentiti tra i superbi, e frodolenti pentiti tra gl’invidi, e violenti tra gl’iracondi. Insomma nelle tre più basse cornici si purgano la superbia, la invidia e l’ira, senz’atto d’ingiuria, il qual atto sarebbe tradimento, frode e violenza. Come mai? Dante forse ebbe la mente a un passo d’Isaia: Non noceranno e non uccideranno in tutto il monte santo mio2. Dante praticamente non ci ha mostrato nelle tre cornici alcuno che abbia veramente nociuto: teoricamente non ha esclusi costoro, poichè dall’antipurgatorio saliranno, quando che sia, al vero purgatorio alcuni, che nocquero sì e uccisero. Ma procediamo.

In ognuna delle sette cornici il viatore sente cantare una beatitudine. La voce delle beatitudini suona nell’uscir dalle cornici, così: Beati pauperes spiritu, dopo la superbia; Beati misericordes, dopo l’invidia; Beati pacifici che son senz’ira mala, dopo l’ira; Qui lugent... beati, dopo l’accidia; Quei ch’hanno giustizia a lor disiro... beati, cioè beati quelli che sitiunt giustizia, dopo l’avarizia; Beati... quelli che esuriunt quanto è giusto, dopo la gola; Beati mundo corde, dopo la lussuria3.

Sottinteso è sempre il premio, che è nell’Evangelista, in varie guise; e specialmente quello che si

  1. Vedi più su a pag. 324 segg.
  2. Is. in Summa 1a 2ae 68, 6.
  3. Purg. XII 110, XV 38, XVII 68, XIX 50, XXII 4 segg., XXIV 151 segg., XXVII 8.