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Lucifero. Il Poeta ha interpretato l'essere trifauce di Cerbero, come di chi abbia molta "gola". E la coda non fa se non determinare l'essere di "demonio" di codeste figure; non di mezz'uomo e mezza bestia. Anzi di demoni "bestie". Tuttavia è un ricordo che la gola fu il primo peccato degli uomini, e in ciò Cerbero assomiglia a Lucifero che quel peccato suggerì. Minos, per quanto giudice (giudice caudato), "ringhia", Cerbero è quale un cane e una fiera canina e un "gran vermo", Pluto è un "lupo"1. Sono in ciò simili ai peccatori cui vedon da presso, scuoiano, presiedono; i quali sono come stornelli, come gru, come colombe; come cani; tali che abbaiano; ancora cani, e come porci2. Sono, in due parole, peccatori che seguirono "come bestie, l'appetito"3. Le bestie non hanno volontà nè intelletto. Nel peccato di costoro non è intelletto nè volontà: queste potenze erano sommesse al talento. Perciò fantasmi, con l'unica natura di demoni bestie, raffigurano il loro peccato.

Flegias è come il Caron di Dite; e rappresenta l'incontinenza d'ira che conduce all'ingiustizia. La ragione principale del suo uffizio è in quelle parole ch'egli pronunzia vagolando nell'inferno Virgiliano4:

Discite iustitiam moniti et non temnere divos.

E anche il suo vagolare Dante interpretava facilmente per rimorso5; e quel gridare alle ombre, quell'ammonire di cosa che imparare era omai vano,

  1. Inf. V 4, VI 28, 14, 13, 22,VII 8.
  2. Inf. V 40,46, 82, VI 19, VII 43, VIII 42
  3. Purg. XXVI 84. Pasife che si imbestiò, è come il segnacolo, come di questi, così di tutti
  4. Aen. VI 620.
  5. Vedi più su a pag. 268, nota 2.