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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/325

312 francesco gnecchi

Per quanto possa sembrare giustificato che tali voti partissero dal senato, io non vedo in ciò un motivo sufficiente d’ammetterlo per una ragione pregiudiziale, perchè cioè i detti medaglioni sono privi delle lettere SC. È una regola così costante l’iscrizione di queste lettere in tutte le monete senatorie (comprese le poche coniate dal senato in oro e in argento) che davvero non vedo la ragione di fare una eccezione per questi soli casi; mentre nulla osta alla supposizione che tali medaglioni fossero coniati nella zecca imperiale, non fosse altro come omaggio degli zecchieri stessi all’imperatore. È per questo medesimo motivo che in uno studio precedente1 io ho considerato come imperatorii anche i bronzi portanti la corona civica e la leggenda S P Q R OPTIMO PRINCIPI oppure SPQR OB CIVES SERVATOS, o EX S C OB CIVES SERVATOS, (leggende che si trovano identiche anche su monete d’oro e d’argento) e quello pure con SPQR ADSERTORI LIBERTATIS PVBLICAE E la ragione è questa, che le formule superiormente notate si riferiscono, secondo il mio modo di vedere, non alla moneta stessa, sibbene alla rappresentazione che racchiude la leggenda, ossia alla corona civica offerta sia dal popolo e dal senato romano (SPQR), sia per senato consulto (EX SC) all’imperatore.

In altre parole, non è che la moneta rappresentasse essa stessa il voto o l’augurio per l’imperatore; la moneta, sempre commemorativa, come è nello spirito della monetazione romana, commemorava semplicemente il fatto della corona civica offerta all’imperatore (e in un caso anche a Giove, come nel sesterzio di Adriano, Coh. 572, ove la leggenda nella corona è IOVI OPTIMO MAXIMO S P Q R), oppure commemorava la statua innalzata a Igea per

  1. Appunti di N. R., n. XXVI (Riv. It. di Num., 1892)