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alla ragionevolezza della congettura faceva contro, anzi tutto, la paternità. Il Giovanni del Vasari si chiamava non di Girolamo, ma di Giacomo. Vi si aggiunga la disuguaglianza dell’età, in cui devono esser vissuti l’uno e l’altro de’ due. La vita del Sanso vino fu scritta, com’è noto, nel 1568. E nel 1568 il Giovanni di Giacomo, ancorché inoltrato negli anni, non aveva cessato secondo il Vasari, di lavorare di lena1. L’autore della medaglia, nato, come risulta dalla leggenda del rovescio, nel 1474, avrebbe toccato nel 1568 i novantaquattro anni: ciò, che dove pure la morte non lo avesse ancor colto, escluderebbe in lui l’esercizio dello scalpello. L’operosità pertanto del Giovanni di Girolamo, dato che non gli si spegnesse la vita nel mattino degli anni, è a credere si svolgesse non posteriormente alla seconda metà del secolo XVI.



Leonardo Trissino, l’amico del Giordani e del Leopardi, avverte che nella Sagrestia dell’Arcipretale di san Clemente in Valdagno è dato ammirare un’ancona in pietra, trasportatavi dall’antica chiesa, demolita da già più che un secolo. Vi si rappresenta, nel mezzo, la Vergine con quattro Santi, due dall’uno e due dall’altro lato. Sta scolpito più abbasso, a mezzo busto, il Salvatore coi dodici Apostoli, pure a mezzo busto, sei a destra e sei a sinistra. A piedi della Vergine sta scolpita la leggenda: — OPVS HIERONIMI • 1445 – " L’arte „ scrive il Trissino " non fece nelle " mani di Girolamo, certi avanzamenti; ma egli operava meglio di Nicolò da Comedo, suo contem-

  1. Lazari, Op. et loc. cit.