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di angelo poliziano 144

Arti l’astuto duce sperimenti880
Nelle battaglie; come torni accetta
La fusïone armonica de’ suoni;
Quanto il calcolo sia mirabil cosa;
Da quali segni dovran trarsi auspíci;
E quale grande giovamento arrechi885
Di Peon l’arte nel trasceglier erbe
Salutifere. Quindi maggior nerbo
La tragedia magniloqua dedusse,
Quindi pe’ trivî, imbizzarrendo, trasse
La commedia la sua piacevolezza;890
E la Musa che amor teneri canta,
E quella che in angusto ambito stringe
L’arguto motto attinsero a que’ fonti.
E insegna ancor l’eccelso Vate, come
Ai colori la man possa dar vita;895
All’olimpico Giove egli anzi (e Fidia23
L’artefice medesimo nol nega)
Forní l’aspetto del momento, in cui,




Relligio numeris; quantis praesagia signis
Consultes, quantum succos rimata salubres
Ardua paeoniae valeat solertia dextrae.
Hinc et magniloquis voces crevere cothurnis;560
Hinc lasciva datos riserunt compita soccos;
Hinc hausisse jocos teneri creduntnr amores,
Quique astricta brevi claudunt epigrammata nodo.
Quin et apellaeos digitis animare colores
Monstrat; olympiaco quin is dedit ora Tonanti565
(Nec faber ille negat), dum m’gris mota laborant