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il fiore 345

CCXXVIII

[L’Amante.]

     Quand’i’ udi’ quel buon risposto fino
che la gentil rispuose, mi levai
ed a la balestriera m’addrizzai,
4ché quel sí era il mi’ dritto cammino,
e sí v’andai come buon pellegrino,
ch’un bordon noderuto v’apportai,
e la scarsella non dimenticai,
8la qual v’appiccò buon mastro divino.
     Tutto mi’ arnese tal chent’i’ portava,
se di condurl’al porto in mia ventura,228-10
11di toccarne le ’rlique i’ pur pensava.
Nel mi’ bordon non avea ferratura,
ché giá mai contra pietre no ll’urtava;
14la scarsella sí era san costura.

CCXXIX

[L’Amante.]

     Tant’andai, giorno e notte camminando,
col mi’ bordon che non era ferrato,
che ’ntra duo be’ pilastri fu’ arrivato:
4molto s’andò il mi’ cuor riconfortando.
Dritt’a le ’rlique venni appressimando,
e ’mmantenente mi fu’ inginocchiato
per adorare quel corpo beato;
8po’ venni la coverta sollevando.
     E poi provai sed i’ potea il bordone
in quella balestriera, ch’i’ v’ho detto,
11metterlo dentro tutto di randone;
ma i’ non potti, ch’ell’era sí stretto
l’entrata, che ’l fatto andò in falligione.
14La prima volta i’ vi fu’ ben distretto.