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376 poemetti allegorico-didascalici


quanto abbia presenti i rilievi del Casella sulle dieresi d’eccezione, non mi pare che voi possa qui considerarsi bisillabo.

son. 200, v. 14. Il verso è una crux; la lez. che propongo parmi migliore di quella del Parodi «non in tram’a corto».

son. 202, v. 2. Di questo voi da me inserito dopo quando, vari esempi potrei citare dal Tristano Riccardiano.

son. 204, v. 8. La sicura correzione (le stampe «dispettela dura») fu proposta, indipendentemente, dal Bertoni e dallo Zingarelli.

son. 211, v. 13. Il ms. e le stampe «ch’è vita troppo dura», senza rima e senza senso. Proporrei: «che vita troppo crò ’m’è» (=m’è troppo dura; cfr. son. 126, 4).

son. 212, v. 5. Premetto «Ma» al verso (cfr. son. 213, 5). Buona sarebbe anche l’integrazione di lei in colei; cfr. son. 214, 12.

son. 220, v. 3. Le stampe «e che la sua mercé ciascuno attenda». Ma il ms. ha «O che la mercie ciascheduno a.»; e il senso impone la nostra correz. di mercie (che anche in altre antiche rime ho trovato sostituito indebitamente a morte).

son. 226, v. 14. Le stampe «ser M. per disav.»; il ms. ha «per sua dis.». Preferisco sopprimere l’inopportuno ser (derivato forse dal se del v. preced.).

son. 228, v. 10. Mi sembra necessario correggere in se il s’è delle stampe; è da riferire a pensava (v. 11).

e) Detto.


vv. 83-86. Il difficile passo (il Parodi, ma non, v. 83, e me’ ched Amor sa, batte, v. 86) fu studiato dal Benedetto, sul quale cfr. Studi danteschi, VIII, p. 146. Credo accettabili le mie correzioni, lievi graficamente, che restaurano il senso. Non c’è dubbio che son del mi’ certano significa «son sicuro di me» (cioè, del fatto mio; cfr. Fiore, 203, 2, e, soprattutto, il v. 109 del I stesso).

v. 254. Meglio, credo, «foll’ore», anziché «foll’o re’» del Parodi.

v. 275. Leggo «ebbe» (ms. ebe, Parodi ebbi); ciò è pleonastico.

v. 294. Per la sicura lezione (Parodi, «unque, ma mi contasti») cfr. Studi danteschi, VIII, p. 147.

v. 376. Il Parodi ha «guardare», ma sembrami ripetizione inopportuna.

v. 400. Il Parodi, col ms., nol guardi. Parmi necessario «non»; guardi, com’è ovvio, significa «ti guardi».