Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/33


3

poichè l’anno scorso quella Storia segreta, già in altri tempi poi letta, mi capitò di nuovo alle mani, trovandomi ozioso in villa mi cadde in pensiero di volgarizzarla, onde chiunque ama i buoni studii, desiderando di leggerla, possa averne la facilità che non potemmo aver noi: chè carità letteraria è questa, e degna di ogni animo gentile, al desiderio dell’altrui liberale curiosità soccorrere per quanto il consentano le nostre forze. Di questa singolarissima Storia adunque, che or dò alla luce, ragionerò volentieri con Voi, e prenderò Voi per primo giudice di quanto mi occorrerà dire a dilucidazione de’ dubbii, ch’essa ha eccitati in parecchi: nè temo che possa dispiacervi ch’essa sia il soggetto di questo intrattenimento nostro, quand’anche dovesse essere l’ultimo; e perchè appunto potrebbe essere l’ultimo, non vi sarà grave se sarò alquanto lungo nel mio discorso.

Certamente dee a Voi esser noto come, allorquando Niccolò Alemanno, trovato avendo nel cinquecento tra i codici della Biblioteca Vaticana il IX libro delle Storie di Procopio, e a buona lezione ridotto, e diligentemente voltato in latino, l’ebbe pubblicato, altissima fu la sorpresa in che caddero gli nomini di lettere di quel tempo, poco meno che scandolezzati di quanto contra l’opinione, che allora comunemente correva intorno al carattere e ai fatti del-