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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/34

16 due lezioni

lem distenda sopra la superficie dell’aggregato dell’acqua e della terra per la duodecima parte della sua maggior circonferenza: terminerà dunque tal arco con una delle sue estremità in Jerusalem; dall’altra sino al centro del mondo sia tirata un’altra linea retta, ed avremo un settore di cerchio, contenuto da le due linee che vengono dal centro e da l’arco detto: immaginiamoci poi che, stando immobile la linea che congiugne Jerusalem ed il centro, sia mosso in giro l’arco e l’altra linea, e che in tal suo moto vada tagliando la terra, e muovasi fin tanto che ritorni onde si partì: sarà tagliata della terra una parte simile ad un cono, il quale se ci immagineremo esser cavato della terra, resterà nel luogo ov’era una buca in forma di conica superficie; e questa è l’Inferno: e da questo discorso ne aviamo prima la figura; secondo il sito, essendo talmente posto, che il suo bassissimo punto è il centro del mondo, e la base o sboccatura viene verso tal parte della terra che nel suo mezzo racchiude Jerusalem, come apertamente si cava da Dante, quando, immediate che fu passato oltre il centro all’altro emisfero, ode da Virgilio queste parole:


E se’ or sotto l’emisfero giunto
    Ch’è opposito a quel che la gran secca
    Coverchia, e sotto ’l cui colmo consunto
Fu l’uom che nacque e visse senza pecca.

E nel secondo canto del Purgatorio, essendo pure nell’altro emisfero, conferma il medesimo dicendo:


Già era ’l Sole all’orizzonte giunto
    Lo cui meridian cerchio coverchia
    Jerusalem col suo più alto punto.

E quanto alla grandezza, è profondo l’Inferno quanto è il semidiametro della terra; e nella sua sboccatura, che è il cerchio attorno a Jerusalem, è altrettanto per diametro;