Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
24 | CANTO |
XX.
Acciò che il Mondo poi alfin ti adori,
Le lampane t’accenda, e le candele,
Col ratto nelle man gli altrui tesori
Contempli, e fai che nel tuo cuor si cele;
Fingi estasi, e visioni, e i tuoi ristori
Esser solo castagne, e fichi, e mele;
E con la carne poi ti mostri dura
Nel gustarla talor contro natura.
XXI.
Ti fai veder con pallido sembiante,
Col collo torto, ed occhio in terra fisso,
Bocca ripiena di parole sante,
Con la Corona in mano, e il Crocifisso:
Ma se nel Mondo oggi tornasse Dante,
Gli converrebbe giù nel cieco abisso
Nuova Bolgia trovare, e più capace,
Per dare il luogo ad ogni tuo seguace.
XXII.
Fuggite or tutti chi costui imita,
Perchè sol cerca di gabbare il Mondo;
E il bacchetton che par di buona vita
Stimate pure un animale immondo,
Precursor di Anticristo, alma smarrita,
E spirito del baratro profondo;
Non alberga la vita in corpo morto,
Nemmeno anima retta in collo torto.