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libro vi. 319


CAPO IV.

Necessità del sapere disegnare. Modi di fondare in acqua.

Sono per molti tempi stati degnissimi autori, i quali hanno differentemente scritto dell’arte dell’architettura e di molti edifizi e macchine, quelli con caratteri e lettere dimostrando, non per figurato disegno: e in tali modi hanno esplicato i concetti della mente loro. Pure, benchè ad essi compositori li paia avere molto largamente, secondo la mente loro, tali opere illucidate, pure noi vediamo che sono rari quei lettori che, per non avere quei libri alcun disegno, intendere li possano: imperocchè, andando dietro all’imaginativa, ciascuno fa varie composizioni che sono talvolta più differenti dal vero e dalla primitiva intenzione, che non sia la chiara luce dalla tenebrosa notte. E per questo, ai lettori si reca non piccola confusione, perchè, siccome è detto, tanti lettori, tanti varii compositori. Ma quando tali autori concordassero la scrittura col disegno, molto più apertamente si potrebbe giudicare, vedendo il segno col significato: e così ogni oscurità sarebbe tolta via. Ma molti sono speculativi ingegni che per loro solerzia hanno molte cose inventate, e delle altre antiche, come di nuovo ritrovate quelle descrivendo, le quali per non avere il disegno sono difficilissime ad intendere, perchè, siccome noi vediamo, sono molti che hanno la dottrina e non hanno l’ingegno, e molti dotati d’ingegno e non di dottrina, e molti hanno la dottrina e l’ingegno, e non hanno il disegno. Onde a questi conviene se vogliono alcune cose per disegno, oltre le scritture, dimostrare, bisogna, dico, che ad un esperto pittore le diano ad intendere: ma, all’autore, ovvero inventore, è grande e difficilissima penuria (1) l’imprimere nella mente d’altri quello che lui manifesto con l’intelletto ed apertamente vede, e massime per dimostrare ad un medesimo tempo le cose estrinseche ed intrinseche, e anco delle occulte,

  1. Penuria pena: voce antica. Le figure spettanti a questo capo, già dall’autore disegnate nel codice I, non abbisognano di essere esposte, essendo assai facili ad essere intese. Forse egli qui allude ai trattati di Vitruvio e dell’Alberti, mancanti di figure.