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182 il manzoni unitario.

po, quando pubblicò i Promessi Sposi, egli avea pure gradito le cortesie del Granduca di Toscana; ma non dimentichiamo ch’era quello il decennio glorioso, in cui nella piccola ospitale Toscanina riparavano gli esuli delle altre provincie d’Italia, il Pepe, il Colletta, il Poerio, il Leopardi, il Tommaseo, il Giordani ed altri più che venivano a riscaldare le loro speranze intorno alla più coraggiosa ed importante delle Riviste letterarie italiane, l’Antologia, e nel Gabinetto letterario del ginevrino Giampietro Vieusseux. Ed il Manzoni di nessuno faceva maggiore stima che di quegl'Italiani, che aveano avuto la fortuna non solo di scrivere, ma di patire e di combattere per l’Italia; quando il Settembrini si dimenticò pertanto a segno da paragonare il Manzoni al vecchio Priamo che scagliava il suo telo senile, egli, sebbene sentisse tutta l’indegna acerbità dell’offesa, la voleva perdonare, non tanto perchè come cristiano egli lo avrebbe dovuto, ma perchè egli pensava che si dovesse perdonar molto ad un uomo, il quale era stato in prigione per la patria.

È noto che il Manzoni, negli ultimi anni della sua vita, lavorava intorno ad un Saggio comparativo fra la Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. L’opera, tuttora inedita, non potè venir terminata; nella parte che riguarda la Rivoluzione francese, egli ammira l’Ottantanove e deplora e condanna il Novantatrè, che non gli pare sia stato nè utile nè, in alcun modo, necessario; trova, in somma, che il Novantatrè era un Ottantanove peggiorato; sono rimasti intatti di questa parte ben 286 fogli. La parte italiana, quale rimane fra le carte inedite del Manzoni,