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Pagina:Manzoni.djvu/106

104 l’urania — l’idillio manzoniano.

ricevuto soltanto inspirazioni gentili e benefiche. Dopo avere pubblicato il Carme In morte dell’Imbonati, e ricevute per esso magnifiche lodi in Italia ed in Francia,1 il Manzoni che, in una variante del suo Sonetto Ritratto giovanile, aveva scritto questo verso singolarissimo:


     Di riposo e di gloria insiem desìo,


contento di quel primo saggio della propria gloria, si riposò, e trovò in quel riposo una specie di voluttà, della quale, mi si perdoni la confusione di parole che sembrano farsi guerra, pensando prima da stoico, poi da cristiano, godette molte volte, nella sua vita, con una squisita compiacenza, non vorrei dire da epicureo. Di questa sua beata pigrizia poetica egli fu più volte piacevolmente rimproverato e canzonato da’ suoi amici, uno de’ quali, il poeta Giovanni Torti, lo raffigurava, anzi, sotto il nome di


                           Cleon nostro
     Di beato far nulla inclito speglio.2


Dicono che il Manzoni vecchio si compiacesse molto di quella canzonatura dell’amico, e non mi par-

  1. Per la Francia bastavano in ogni modo quelle del Fauriel, per l’Italia quelle del Foscolo.
  2. Il signor Romussi crede pure che il Torti nella Torre di Capua raffigurasse il Manzoni convertito in Fra Calisto da Firenze:

    ......rifuggissi alla Scrittura, e quando

             S’avvenne al loco, ove il Maestro disse
             Che stretto è in quel d’amare ogni comando,
             Fu come gli occhi della mente aprisse:
             Tutto qui sta (diss’ei) vivere amando,
             E amar fu sua scienza fin ch’ei visse;
             Di che pur reso in suo sermon potente

             Innamorava di ben far la gente.