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libro primo 23

viaggi assicurar si volle, per quanto fu possibile, di quanto scrisse. Ognuno intende già di Polibio, il quale ove dà conto di queste parti d’Italia, dopo aver narrato come tennero tutta la pianura gli Etrusci, e come commerziando con essi i Galli per la vicinanza, adocchiata la bellezza del paese, gli assalirono d’improviso con grand’esercito, e dai paesi circostanti al Po gli scacciarono, adunque, dice, ne’ primi piani dalla parte orientale del Po si posero i Lebecii; dopo questi gl’Insubri, ch’è il popolo più grande tra i Gallici; di là da questi appresso il fiume i Cenomani; ma i paesi che conseguono fino al mare Adriatico furon occupati da un’altra antichissima gente chiamata Veneti (lib. 2: παρὰ τὰν ποταμὰν Κενομάνοι). Qual più chiara pruova che non si allontanassero dagl’Insubri nè dal Po i Cenomani? ma come anche da Plinio fu scritto, di quel tratto s’impossessassero, ove Cremona e Brescia poi furono? Di quella si fecero autori molto tempo dopo i Romani; ma che questa edificata vi fosse da’ Galli 1, il nome Brix palesa, allungato poi nel latinizzarsi; veggendosi in Cesare e in altri Scrittori come il terminare in rix era famigliare a’ nomi Gallici. Qual pruova parimente fu più manifesta, che Verona insieme con tutti gli altri luoghi infino al mare dell’antica Venezia fosse? Mantova altresì fu Etrusca e Veneta, come Verona, nè mai Cenomana: però nella Venezia posta la disse Servio (ad Æn.

  1. Mostrammo in qualche luogo che Galli e Germani era l‘istesso.