Pagina:Luigi di San Giusto - Gaspara Stampa.djvu/74

70 Luigi di San Giusto

Del resto, la lena poetica di Gaspara si è fatta languida e stanca come il suo amore. In questo periodo risolutivo della sua vita le sue rime non vibrano più di quella disperata e dolce febbre d’una volta. Non si può sempre smaniare; alle più grandi scosse dell’animo segue necessariamente una calma, piena di amarezza e di stordimento. Ella sa che egli vuole partire ancora; noncurante altro che del piacer proprio e della propria gloria, egli correrà all’impresa di Parma, e non tornerà più presso Anassilla; ella lo prega solo di rimanere presso di lei quegli ultimi giorni. La primavera è ritornata ancora una volta; è l’ultima che Gaspara passerà col suo amante. Ella gli dichiara che non vedrà la sua partenza con occhi asciutti; non ha rinunciato ad amare e a soffrire; non vi rinuncierà mai. Il bel sire è a volta a volta nuovamente tenero con lei; è l’ultima elemosina d’amore che le dispensa. Gaspara l’accetta con riconoscenza, ma senza illusioni. Un orribile timore l’agghiaccia anche in mezzo a quelle ultime gioie, e le fa sempre desiderare la morte.

Che per certo io morrò lieta e contenta,
morendo sua, pur che non vegga io
ch’egli sia fatto d’altra donna, o senta.

Questa sol téma turba il piacer mio,
questa fa che ai miei danni non consenta
e fa la speme ritrosa al desio.