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non vi fanno pensare al destino ironico che sembra aspettare al varco gli uomini grandi e che li precipita attraverso i loro trionfi, attraverso le loro istesse virtù, contro ostacoli invincibili, contro le seduzioni di Babilonia, contro la coscienza di Bruto, contro l’inverno di Mosca? Ma in Cristoforo Colombo questo sopratutto mi piace, che gli ostacoli vennero piuttosto dalla natura e dagli uomini, che dalle sue colpe, e quasi tutti furono ostacoli, ch’ei non poteva, neppur volendo, schivare. Davanti a queste lotte fatali la ragione si umilia, e la poesia consola de’ suoi canti gli inevitabili ed incolpevoli dolori.

E veramente la poesia idoleggiò sempre la robusta e pensosa figura del grande Ammiraglio: e forse lo stesso Torquato divisava di farne la sua Odissea quando salutò Colombo novello Tifi di poema degnissimo e di storia. Pure dei moltissimi che vi si provarono pochi meritano d’essere ricordati; e niuno riuscì pari all’argomento, non saprei se per la difficoltà di esso o per la rarità d’uomini che reggano alla difficilissima tra le prove dell’ingegno, come è a dirsi l’epopea. Nè qui è luogo che io cerchi se un poema epico può essere fabbricato ad arte; poichè a quelli che ribattessero spicciamente i miei dubbi citando l’Eneide, la Gerusalemme ed i Lusiadi non potrei rispondere senza lunghe distinzioni. Dirò solo che le storie poetiche nacquero spontanee quando i tempi le portavano e lo imitarle riuscì sempre difficilissimo, quando la storia ebbe presa altra forma più creduta e più naturale. Ma crescono le difficoltà, se il poeta invece di aver libero il campo della fantasia o di trasportarsi a tempi veramente epici, come fecero Virgilio ed il Tasso, voglia rimaneggiare a sua posta avvenimenti storici. Perchè tanto pare sacrilega l’immaginazione che viola la storia, quanto accettabile è